sabato, 04 luglio 2009






il numero....
è perfettamente riuscito!
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mercoledì, 01 luglio 2009


(foto dal web)


In principio era il verbo, non l'amore, solo un errore di dislocazione...Sì, ma quale?
indicativo, passato, trapassato prossimo o remoto, futuro, gerundio, condizionale o cosa...
imperfetto. Errore IMPERFETTO, perfetto.
proiezioni ed introspezioni me-te-o...
balcone della cucina nubi bianche in movimento.
balcone del soggiorno nubi di varie gradazioni di grigio.
balcone della camera figli orizzonte azzurro o quasi.
Tutt'intorno, vento.
Infilo le scarpe da ginnastica e esco.
Se piove, chino la testa all'indietro, apro la bocca e faccio una degustazione di acqua piovana. E chi s'è visto s'è visto.
Le intemperie ti fanno chiudere le finestre, ti spingono su un comodo divano di fronte alla tv o ti lasciano più o meno solitaria ammiratrice dell'Origine del mondo.
Perchè oggi ho deciso che all'Origine era il Vento, il Vento non era né maschio né femmina: era Tutto e basta.
Un vento in cui sarebbe facilissimo e indolore annegare d'ossigeno senza morirci dentro.
Ti tiene in sé come liquido amniotico e poi ti rilascia con un'idea nuova.
All'orizzonte lunghe striature di rosso, sfumature di inarrivabile pieno.
Le parole dormono in nidi di rondini.
Le parole non sono state mica inventate tutte, io lo so, io lo so.
Espongo all'aria e al vento le mie baggianate e le stendo sulla linea dell'orizzonte appese con mollette di legno e guardo i giochi di luce ed ombre.
Una croce senza testa la T, la I una linea rigida e impettita sull'attenti, un triangolo timido la A e la M una V con le stampelle, la O un cerchio chiuso, chiuso e limitato. Mettendole in fila una vicina all'altra e  guardandole solo da un punto, assumono le sembianze di una strana scultura impermeabile su cui piove sempre la stessa pioggia, sempre uguale a sé stessa. Sembra non ci sia spazio, lì dentro. Ristretta, disagevole, limitata ed angusta quando per antonomasia dovrebbe essere immensa. Non ci sta tutto là dentro. La genesi, soffocata, cerca una via d'uscita alternativa. Forse la realtà è che le parole già inventate vengono spesso dipinte con colori finti.
Troppo forti, troppo tenui, accostamenti sbagliati...
Coloro finti o finiti, finiti o finti.
Dipingo io con la fantasia, con tinte nuove perchè voglio girarci intorno e dentro e fuori e fare la pace con quello che non è stato ancora descritto e quindi forse si è offeso. Voglio un mondo nuovo, una casa per tanti, senza regole, in cui la genesi ritrovi la sua natura senza essere addomesticata. In cui ti voglio bene non vale meno di ti amo, ma anzi, qualche volta molto molto molto di più e non esistono gerarchie.
In cui c'è sempre una finestra sull'orizzonte e le mollette di legno a portata di mano.
Le parole non sono state mica inventate tutte.
Sono solo stese al vento.
Io lo so, lo so io.
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domenica, 28 giugno 2009





Riflettevo oggi pomeriggio mentre pedalavo sotto la pioggia, che ogni volta che qualcuno mi chiede 'come va?', anche se ho appena finito di litigare con Carnera che, resuscitato, mi ha dato un cazzotto sullo stomaco, in casa è passata un'orda di barbari inferociti, mi hanno rubato la macchina, il dottore mi ha detto che ho dodici minuti di vita, ho finito le sigarette, io rispondo  'bene, sempre bene a me'. Penso, in linea di massima che gli altri, facciano lo stesso con me. Ma dal momento che credo anche che, quando qualcuno, io compresa, chiede 'come va?', fondamentalmente si aspetti  che l'altro risponda 'bene'., (perchè , diciamocelo, è una rottura di palle in meno). ho deciso che la prossima volta, che qualcuno mi fa questa domanda io risponderò: 'Non troppo bene. Mi ha morso un licantropo lasciandomi due buchi antiestetici sul collo ed ora alla sera mi cresce il sopracciglio, le unghie, gli occhi diventano gialli e ululo sensualmente alla luna, in compenso però, ballo come Michael Jackson, pace all'anima sua'.  E me ne andrò via, camminando all'indietro, al rallenty.
Uno spettacolo!



  




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mercoledì, 24 giugno 2009


Ci sono due brani che se potessi ascoltare contemporaneamente, se avessi due cervelli a scomporli ed assimilarli mentre entrano da un orecchio e dall’altro potrebbero spaccarmi in due, immagino. Sono come le due facce della stessa medaglia, sono il mio bianco ed il mio nero,  ed in mezzo c’è tutta una confusione di sfumature che fondono ed uniscono. E un odore di metallo ovunque a fare da coerenza. Il primo brano è dei Pink Floyd







ed ogni volta che lo ascolto è come un forte crash! E giù tutta a pezzi, pezzi che esplodono a loro volta in altri pezzi, ed in altri ancora mentre il suono acuto di ogni rottura rimane intenso fino all’ultima nota. E poi ce n’è un altro degli aerosmith







che è tutto un altro mondo, è tutta un’altra temperatura,  è come il rumore sordo di qualcosa che ti si spappola dentro mentre tutto il resto continua a funzionare come deve,  è un organo che fa plonf  e subito dopo esclami “devo aver pranzato pesante ”.  E’ una gradazione di dolore impercettibile e fredda  che si amalgama nel mezzo di quel cumulo di frammenti e di sfumature che odorano di metallo. E' una sensazione che ti piglia per le orecchie e ti riporta al loro posto i pensieri, una ovattata presa di coscienza che ti mette a sedere sul bordo di una poltrona enorme  a sorseggiare una camomilla mentre pensi con tenerezza  ai tuoi caldi propositi..
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venerdì, 19 giugno 2009







Era mezzanotte e molto più di 47, ho incontrato un riccio.
L'ho visto da lontano, ho rallentato attraversando il solito passaggio a livello che taglia in due il mondo...
Un topo? No, non direi. Non ne ha le movenze, non ne ha la coda...
Mai visto un'auto stracolma di fazzolettini accartocciati ferma proprio in mezzo ai binari della vita in piena notte... Noo? Ah, meglio così, basta sognarla.
Ho stabilito un legame neanche tanto sottile con quella ferraglia che corre per terra tra ovest e est del Mondo...lo scrivo maiuscolo...il Mondo è sano...siamo noi quelli malati...malatissimi...malati e sani, cattivi e buoni, dicotomici e non, utopici e autoptici, sfumati e ben deliniati, quelli che hanno coliche e dolore, e cuore che pulsa.
Battiti ritmici, cadenzati che variano al variare dell’intensità dei sintomi acuti.
Contrazioni e ricordi, pensieri e digressioni.
Percezioni sopra le righe...
Respiro, respiro, iperventilazione.
E' solo un’alterazione delle budella

Logorroica, dispersiva ragazza,

sme t ti la...

Va bene...

Il riccio.
Il riccio è tutto ciò che avrei potuto desiderare in una notte così. Era tenerezza e determinazione fatta piccola palletta, ricoperta da un tappeto di aculei, con delle zampette piccolissime così, sculettava cercando di arrampicarsi sui binari, per lui era un po' come sarebbe per me arrampicarmi su un ipertrofico palo della luce...Guardava a destra, guardava a sinistra, trotterellava e si arrampicava scivolando...poi ritentava e ritentava ancora e poi finalmente riusciva a passare dall'altro lato...Aveva l'aria di non essere perfettamente conscio di dove l'avrebbe portato il suo percorso, ma sapeva di non poter rimanere fermo lì sui binari in un posto per lui ostico che non conosceva...Non l'ho visto chiudersi su se stesso...Era lì in difficoltà e quasi scendevo giù dalla macchina per aiutarlo...Avrei voluto fare due chiacchiere con lui, avrei voluto tanto, ma ci sono mondi che possono entrare in contatto solo così... In realtà mi ha detto tutto quello che poteva venendomi incontro  e facendosi trovare all'appuntamento lì...Tutto quello che poteva e mi è rimasto nel cuore, con aculei morbidi.
Quel cuore che porto con me per le strade ma a volte, davvero, mi stanco di lui, del suo continuo pulsare inquieto, senza pace, allora lo lascio lì - al margine della ferrovia fra la polvere e i binari - ma poi, quando mi allontano, c'è solo il silenzio e il vuoto. Mi volto e lo vedo, immobile, viola. Così lo riprendo, questo mio cuore che si accorda col solo suono dell'attimo che mi lascia senza fiato fino a farmi svenire, fino a farmi svanire.
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lunedì, 15 giugno 2009



Lo senti che silenzio che c’è? Sembra di stare in uno di quei posti che la vita si dimentica di scorrere. Uno di quei posti in cui ci sei solo tu e tutto il resto del mondo si è trasferito altrove.
Il silenzio è un terremoto pacifico, è un vulcano che esplode in punta di piedi. Il silenzio è un frigorifero che fa sentire la sua voce, mentre il ticchettìo di una tastiera ti ricorda che sei ancora viva. Il silenzio è ora.
Lo sguardo segue il fumo e i pensieri volano via. C’è il momento per essere pressanti e pesanti e quello per essere leggeri. Non lo scelgo. Se lo scegliessi mi costringerei ad essere quello che non sono. Errore già fatto. Lascio che sia, come succede che al mattino mi metta i pantaloni o la gonna. Non c’è una volontà precisa. Non è che rimando decisioni o domande, semplicemente non ho decisioni da prendere. Ho già deciso fin troppo, tutte le scelte si sono scelte da sole. Adesso è solo tempo d’attesa. Per saziare la mia fame di movimento e di cambiamento posso solo muovere parole, riprendere a scrivere, lasciare di nuovo spazio alla fantasia. Mi accendo una sigaretta e vado ad annusare il profumo delle torte che si stanno cucinando in forno e ad inseguire sull’orizzonte dei pensieri le storie che mi si affollano nella testa.
In silenzio.
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martedì, 09 giugno 2009



Io, in casa mia, faccio entrare chiunque. Che problema c'è, vuoi entrare? Entra. Sei un venditore di surgelati? Entra. Sei un testimone di Geova? Entra. Sei uno che mi devasta il cervello e che mi vuol costringere a mettere a disposizione la casa per i prodotti della tupperware o dimostrare quanto il mio folletto sia ormai vetusto e da rottamare e sostituire? Entra. Non ci sono problemi. Che poi tu riesca a convincermi a comprare qualcosa è tutto da vedere, ma comunque la porta in faccia non la chiudo a nessuno. Ci mancherebbe altro. E dunque anche oggi pomeriggio, quando mi è suonato il campanello, ho preso il citofono ed ho chiesto: "Chi è?" Mi ha risposto una voce giovanile e mi ha detto queste parole: "Vuole entrare nel regno dei cieli?" Sono rimasta un po' sorpresa e perplessa, devo dire a questa domanda (che forse, porta pure un po' sfiga) ho risposto: "Presumo che per entrare nel regno dei cieli, debba prima farti entrare in casa, giusto?" "Sarebbe meglio" ha detto lui perentorio. Vabbè, primo piano, apro il portoncino giù, apro  la porta e il tale arriva. Giovane, sulla trentina, vestito bene, PETTINATISSIMO, guanciotte paffute, ventiquattrore e mocassino marrone. Lo faccio sedere e nel mentre inzuppo nel caffè, più che un caffè un caffèlatte,  una montagna di biscotti...gliene offro uno, ma rifiuta dicendomi che il caffè lo rende nervoso e non mangia dolci. Inizia tutto un discorso sulla mia possibilità di entrare nel regno dei cieli e sul fatto che nel mondo c'è cattiveria. Ingenuamente mi illudo di non far parte dei cattivi, visto che l'ho fatto entrare e gli ho offerto anche i biscotti (fatti da me eh, mica quelli del mulino bianco), ma lui invece mi dice che anch'io sono cattiva (forse perchè non gli ho offerto il caffè). Ed è talmente convincente che alla fine ci credo pure. E ci credo talmente tanto che lo sbatto fuori e non gli prendo neppure l'opuscolo che mi voleva lasciare. Ingoio un altro biscotto e mi metto a stirare, consapevole del fatto che forse mi sono giocata il regno dei cieli.
Amen.
E così sia.
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mercoledì, 03 giugno 2009



Psicologica-mente ....
Calmix non è mai riuscita a sistemare il Cubo di Rubik. Oggi mi sono documentata e sono arrivata alla conclusione che mai ci riuscirò. Ci sono esattamente più di 43 trilioni di possibili combinazioni e una sola è quella giusta. E sembra che non ci siano miracolose tecniche per arrivare ad una soluzione, ti devi proprio applicare.
Insomma è come una metafora della vita. E' quasi impossibile far sì che tutte le facce siano di un solo colore e che ogni tassello vada al posto giusto, e se anche qualcuno ci riesce è solo per un momento, poi tutto è destinato a tornare nel caos. Al limite puoi fare in modo che due o tre facce visibili siano a posto, e nascondere sul retro un disastroso e affascinante mosaico. O puoi continuare a provarci... e quando sei soddisfatto e te lo rigiri nelle mani compiaciuto, ti accorgi che sulla faccia verde c'è un fottutissimo quadratino blu che sembra quasi sorriderti. Perchè la vita è proprio così, un ordine potenzialmente perfetto declinato in infinite caotiche possibilità, e ognuna di queste caotiche possibilità è rara e unica tanto quanto le altre. E non è poi detto che un solo colore per ogni faccia sia la combinazione giusta... è solo una convenzione.
Ah...quanta pazienza!


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venerdì, 29 maggio 2009





Fogli bianchi.
Troppo spazio. Inutilizzato. Forse, dovrei allargarmici fino ad occuparlo tutto.
Invece mi sono accartocciata richiudendomi in me stessa. E' stato come vedermi per un attimo attraverso, scivolare in fondo, toccare con un dito...per dirmi non è passata, e risalire subito, animata da qualcosa di diverso. Ogni volta, dall'esplorazione del mondo interiore, da quel chiudersi in un barattolo di vetro in perfetta solitudine che si torna su con qualcosa di diverso con cui fare i conti.
Un occhio piange e l'altro ride.
E in questa dualità mi riconosco e recupero qualcosa di simile alla completezza. Incompleta o spezzata in due, continuamente da ricomporre.  Mite o esagerata solo per strenua opposizione alla disillusione.
Qui, poco fa, c'era vento. Un vento vivo che mi buttava giù lo stendino, sparpagliava le mollette sul balcone e la biancheria a terra, mi scompigliava i capelli, mentre ero lì, immobile, avvolta in un turbinio di foglietti e foglie gialle e verdi dei miei gerani, le une mi raccontavano di speranze caduche, le altre di quelle sempreverdi, del desiderio e dell'oggetto del desiderio e di come si possano amare profondamente entrambi...
Un occhio piange, l'altro ride mentre ascolto le foglie...
Sarà tra tutte quelle foglie ancora sollevate dal vento che urlerò un giorno, urlerò talmente forte...
Non ci sarà possibilità di scampo....
Tutte le foglie per un po' si poseranno...
Calmacalmacalmacalmacalmacalmacalmacalmacalmacalma..............
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martedì, 26 maggio 2009



(immagine presa in prestito dal fisarmonicista folle)


Driiiinnn driiiinn. Telefono fisso, si insomma quello di casa.
"Si pronto?"
"Oh ciao Dany...sono Anna...sei a casa?"
"Se ti rispondo, direi che sono a casa."
"No...intendevo...sei a casa tua?"
".........."
"Oh...pronto...Danyyyyyyyy"
"si dimmi...."
"Dicevo...sei a casa tua?"
"No...sono dalla mia vicina...abbiamo lo stesso numero."
".........."
Click.


Due minuti dopo. Stavolta sul cellulare:


And I, I, I, I, I, I, I
Walk the streets of love
And they're full of tears

And I, I, I, I, I, I, I
Walked the streets of love
And they are full of fears
(questa sarebbe la suoneria del Nokia, tanto per capirsi)

"si pronto....?"
"Oh..sono sempre io....sei ancora dalla tua vicina? ho bisogno urgente di parlarti"
"............."

Eppure non credo si sia mai drogata...
postato da calmaapparentex alle ore 18:28 | Permalink | commenti (17) / commenti (17) (pop-up)
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