giovedì, 19 novembre 2009



ho capito quanto dura un pensiero....
ero nella mia macchina e l'orologio del cruscotto faceva le 13.32 mi sono assorta in un pensiero...mi "risveglio" e l'orologio faceva le 13.34
Forse nella mia testa c'è una farfalla e il solo rumore che si sente sono le sue ali, proprio per questo non vedo la necessità di sforzarmi tanto, lascio che la farfalla voli, la sua vita sarà comunque breve e quando nella mia testa non ci saranno più rumori il silenzio mi aiuterà sul da farsi....prima che sia troppo tardi...
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mercoledì, 11 novembre 2009



Oggi pensavo che è un periodo in cui le parole fanno fatica ad arrivare. Le parole scritte. Quelle parlate sono sempre state ostiche. Scrivere in questo periodo mi è difficile. Mi manca. Lo cerco e non lo trovo. E allora faccio come sto facendo adesso. Lascio che si scrivano da sole. Una parola e poi un’altra. Non mi chiedo il perché. E non mi do nemmeno grandi risposte. È un’esigenza. Un bisogno come se dovessi mangiare. Forse questo affanno deriva da tutti il tempo che ho passato in silenzio. Forse è iniziato che un giorno non avevo voglia di scrivere e non ho scritto e poi anche il giorno dopo e poi anche quello dopo ancora  e poi e poi e poi. Ricominciare a scrivere ha coinciso con il risveglio.
Non parlo solo dello scrivere qua. Qua è quasi solo esibizionismo. Quasi. L’ho detto apposta. Perché c’è un gradino in più della pura vanità dell’essere letti. C’è il coraggio di essere letti.
E così ricomincio da me.
Separando biblicamente il grano dal loglio, la me che sono da quella che ho costruito per gli altri. O che forse gli altri hanno costruito per me.
Smontando i mattoncini di lego del DNA
Ho cercato di vedermi con gli occhi di chi mi incontra per la prima volta oggi, di scoprire le diverse percezioni rispetto a quelli che mi conoscono da sempre e che sovrappongono a me i cumuli di ricordi di me, di sensazioni di me, di ipotesi di me, di chiacchiere di me: la loro vita con me.
Mi sono imposta un'analisi fredda, ho scavato in "Calmix l'oscura".
Sono la persona con cui devo fare i conti, sono quella che mi farà compagnia volente o nolente, sono quella che qualcuno sceglie e con cui molti sono semplicemente costretti a confrontarsi.
Mi sono inventata una malattia su misura, in cui una parte di me cerca di annientare l'altra parte, considerandola un corpo estraneo. O una pericolosa proliferazione anomala.
Ad un certo punto mi sono chiesta se mi piacevo, se mi piace la persona che sono diventata. Ma questo è un gorgo senza fondo. Un labirinto che forse non è salutare percorrere.
E in fondo la risposta non è importante. Non si troverà mai un chirurgo disposto a separare queste due gemelle siamesi.
Qui ho vomitato quello che avevo dentro. Ogni volta che scrivevo, mi chiedevo se pubblicarlo o no. La maggior parte delle volte mi rispondevo “ecchecazzo se hai avuto il coraggio di scriverlo perché non renderlo pubblico?” e lo faccio anche ora.
E' per questo che brindo.
Brindo alla mia stoltezza
Alla mia incapacità di retropensieri
Brindo al mio meravigliarmi sempre... nel bene e nel male
Brindo a tutti quelli che mi vedono spocchiosa, snob, saccente e rompicoglioni
Brindo alla loro cecità
Brindo alla mia ingenuità
Alla mia incongruenza, incoerenza e inconsistenza
Alla fiducia che mostro sempre e comunque
Brindo col bicchiere colmo di lacrime, perchè so versarle...
Brindo a tutti quelli che non sanno
A quelli che sanno e fanno finta di ignorare
Brindo alla mia tenerezza
Brindo a tutti Voi e a Me.
Fanculo e prosit.
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martedì, 13 ottobre 2009





Stamattina passeggiavo insieme alla mia ombra, lei voleva andare per i fatti suoi, solo che poi l'ho convinta a venire con me a prendere il lievito per fare il pane con la zucca, che è in forno, lo senti il profumo?
Comunque io e la mia ombra, che poi mi perdo nei discorsi io....
Ricordo che quando ero piccola, dalle mie parti viveva un Signore che con la sua ombra ci parlava. Davvero eh...lo vedevi spesso rivolto verso un muro, intento in delle discussioni mica da ridere, con la propria ombra. Non ricordo come si chiamava (per quello scrivo Signore con la S maiuscola, un nome doveva pur averlo), ricordo che mia mamma mi diceva sempre: "Se quel Signore di cui non ricordo il nome ti dice qualcosa, tu non gli dar retta...aumenta il passo e vieni a casa." Che le mamme son così....le mamme vedono uno che parla con la propria ombra e pensano che ti voglia far del male. Invece quel Signore di cui non ricordo il nome non era mica cattivo...era solo un po' strano. Poi ricordo che un giorno quel Signore di cui non ricordo il nome sparì. Se mi avessero chiesto se sapevo qualcosa di quel Signore, avrei detto che l'ultima volta che l'avevo visto, stava parlando con la sua ombra e che era arrabbiato, molto arrabbiato e diceva alla sua ombra: "Vattene, vattene..."
Poi si venne a sapere che e si era fracassato la testa, forse contro un treno, forse sotto un treno. Tutti dissero: "Eh...tanto si sapeva che prima o poi avrebbe fatto questa fine..." Io mica lo capivo perchè uno che parla con la propria ombra, poi si debba per forza fracassare la testa....solo che sembrava una cosa talmente logica, che nemmeno lo chiesi, il perchè.
E insomma oggi stavo passeggiando, quando la mia ombra mi ha detto: "Senti un po'...perchè non mi scatti una foto?"
Io gliel'ho scattata. Solo che ho risposto col pensiero, non con le parole, perchè pare che parlare con la propria ombra non sia bello. Pare...


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venerdì, 09 ottobre 2009



Mentre stiro o mentre faccio la pipì penso, ed oggi ho constatato una cosa.
Ascolta un pò.
Tu lo sapevi che l'equilibrio emotivo è un processo che punta all'omeostasi?
Se si apre un vuoto da una parte è fisiologico bilanciarlo caricandosi di un peso fino a quando la dinamica delle emozioni non ritorna in perfetta parità. Poi te ne dimentichi, e procedi per la tua strada con maggiore o minore sicurezza a seconda delle tue virtù o del carico del peso che hai usato per restituire linearità all'inclinazione del tuo passo.
Quando sei fortunato, quando sei guarito, o quando dall'alto dei cieli qualcuno decide che sei maturo per un'evoluzione, il vuoto si colma si calma, si calmix, e per logica conseguenza inciampi ancora. L'equilibrio è di nuovo compromesso, ma questa volta la caduta è funzionale alla necessità di procurare un diverso tipo di risveglio. Non è più una porta che chiudi, è una finestra che si apre e lascia entrare l'aria. Non hai più la percezione di quello che manca ma disponi della consapevolezza di ciò che sei.
Io sono completa, ma il mio non è un equilibrio sottrattivo di riserva. E' che non ho bisogno di compensare.
Non ho bisogno, e basta. Ed è proprio questo il punto.
Con tutto quel cacchio di filo spinato predisposto intorno ai pensieri che arrivano...Filo spinato di burro.
Elimininerò tutti i punti esclamativi e tutti i punti di sospensione ed userò i punti interrogativi per il tiro al bersaglio, non avrò paracadute.
Ora torno a stirare che la pipì l'ho fatta prima, magari mi viene in mente anche qualcos'altro...
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mercoledì, 07 ottobre 2009





(giusto per...io non ho i piedi grandi!!!!)

Avevo scritto un post sulla noia, ma dico davvero davvero davvero, mi sono annoiata a scriverlo e ancor più a rileggerlo e così l'ho cancellato.

Però sono contenta perchè la colonna sonora era veramente azzeccata.

postato da calmaapparentex alle ore 18:39 | Permalink | commenti (34) / commenti (34) (pop-up)
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lunedì, 05 ottobre 2009

come dire. sono pervasa da questa sensazione di incazzosamento ed estraniamento verso tutto. e tutti.
la cosa curiosa è che altresì faccio sogni estremamente rassicuranti. roba da svegliarsi sereni e rilassati. poi ci si alza. e re-inizia la tarantella. scrivo di questo, perché rimanga agli atti blogghici



postato da calmaapparentex alle ore 14:42 | Permalink | commenti (34) / commenti (34) (pop-up)
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giovedì, 01 ottobre 2009


essere fragili per essere forti.
soppesare le gocce di malinconia, rabbia, tristezza.
assaggiare, ingoiare, non sputare, metabolizzare, surclassare il surclassabile.
e camminare un po' nelle pozzanghere.
prima o poi ti verrà voglia di fare cic e ciac.
e poi si asciugheranno.

postato da calmaapparentex alle ore 22:16 | Permalink | commenti (36) / commenti (36) (pop-up)
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martedì, 29 settembre 2009





il mio "uomo-di-casa"
- mamma, adesso, ti siedi qui e guardi dall'inizio alla fine sto video, e se riesci a stare ferma, giuro che ...non so cosa faccio!
- ok
- mentre tu guardi, io provo fare la lavatrice delle cose del calcio
- uhm...
Qualche secondo dopo essere entrato in bagno, grida:
- quale ciclo utilizzo per la lavatrice?
- dipende, cosa c'è scritto sulla maglietta?
E sempre gridando mi risponde:
- sulla maglietta c'è scritto Alessandro, sulla tuta sas , sui calzini Adidas
e sull'accapatoio sempre Adidas



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giovedì, 24 settembre 2009



Per me settembre è sempre stato statisticamente un mese di merda, ottobre ne subisce i malefici influssi regalandomi nel contempo una gradevole aura di sconforto e depressione, novembre è solitamente il mese in cui celebro il più totale avvilimento. Ieri ho fatto qualche calcolo basandomi su elementi conosciuti come l'andamento degli anni precedenti, il numero di sigarette che fumo in un giorno, le entrate del mio conto corrente, le mie gratificanti frustrazioni, il numero degli sms che non invio e tutti i mirabolanti ottimistici progetti per il futuro.
Il risultato è che il buonumore mi dovrebbe tornare verso la metà di novembre.
L'anno esatto non sono riuscita a calcolarlo.


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lunedì, 21 settembre 2009



Che poi è così, questa realtà virtuale.
Mi fa un po' l'effetto di un grande palcoscenico buio, vuoto, come certi spettacoli. Senza scena, senza costumi: nero. Con questi personaggi che ogni tanto emergono dal buio, arrivano sul proscenico, illuminati, crudamente, impietosamente, da luci fredde, violente, strazianti, senza o con troppi filtri. Per un attimo, più o meno lungo, occupano un posto, vivono, forse recitano.
Il riflettore, il grande occhio di bue accecante, ritaglia quelle figure, impietosamente mette a fuoco un particolare, ingigantendolo, conferendo un valore assoluto a ciò che sotto una luce più naturale sarebbe solo una parte, una sfumatura, un capriccio.
Qui, su questo palcoscenico vuoto e nero, una mano che gesticola, un naso deformato e reso enorme dalla prospettiva falsata della vista dal basso, una ruga profonda come un solco, una bocca immobilizzata in un ghigno, diventano, ora e per sempre, la quintessenza stessa del personaggio.
Una pantomima di gesti, di parole smozzicate, d'improvvisazioni, di fermo immagine, che si compongono in un mondo forse parallelo.
Questo mondo virtuale.
Accade poi che alcuni di questi personaggi, i loro gesti, le loro parole, si fermino più a lungo, occupino la scena. Che la persona o il personaggio trovino un'accoglienza, un pubblico, magari un solo spettatore. Accade che parole, emozioni, racconti, si travasino dal proscenio, trabocchino, vivano quasi di vita propria, che magari non è quella di chi le ha pronunciate o scritte, magari travalichino intenzioni, origini, motivazioni e creino un'eco, un'interpretazione, un ectoplasma virtuale a se stesso, nato da un fantasma, figlio di spettri, nascosto sotto un mantello di invisibilità.
Talvolta queste eco, sono quasi più potenti del reale, se mai un reale c'è stato alla loro origine, se il tutto, in realtà, non è solo finzione, recita.
Talvolta, dopo un'altra infinita serie di recite, invece, persona e personaggio, occhio di bue e voce, buio e gesto, scompaiono.
Sono s-comparse vere, quasi mai annunciate.
Un blog sospeso, un profilo cancellato.
Resta il vuoto della assenza.
Si pensa a quel poco di niente, quel simulacro di scena che forse non esisteva, che forse era fatto solo di parole. Ma che aveva creato un'eco intorno a sé, un rumore lontano di mare in conchiglia, che aveva trovato risonanza.
Scompaiono, se mai sono esistiti.
Tacciono, se mai un apparato fonico c'era dietro parole virtuali, parole scritte.
Si interrompe un discorso, cade uno stile, si perde una lieve abitudine.
E talvolta cerchi tra i volti anonimi, ad un semaforo, in una città diversa, in coda ad uno sportello: chissà, forse quella eco è qui.
E  forse non ne ricordi nemmeno il nome, e non ne hai neanche mai immaginato il volto.
Perché le parole, le parole, sì, le parole sono e nome e volto.


postato da calmaapparentex alle ore 15:54 | Permalink | commenti (28) / commenti (28) (pop-up)
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